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Stakeholders a confronto sul tema dei Biosimilari

A conclusione della giornata di confronto con i principali stakeholders sanitari sui biosimilari organizzata da Temas Education il 25 Novembre, sono emersi interessanti spunti di riflessione sull’attuale posizionamento e la percezione dei biosimilari nel panorama Italiano. Durante il seminario sono intervenuti la D.ssa Montilla di AIFA, il Dr. Medaglia Direttore del Dipartimento Farmaceutico dell’AO Sacco di Milano, il Dr. Fiorino medico gastroenterologo dell’Istituto Clinico Humanitas, la Prof.ssa Minghetti del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’Università di Milano e la D.ssa Teruzzi di Temas-Quintiles. Ne è emerso un quadro completo su aspetti regolatori e di farmacovigilanza anche in chiave comparativa con i prinicipali Paesi Europei, sulle modalità d’acquisto e fornitura alle aziende pubbliche, sulle potenzialità per i sistemi sanitari regionali, sul valore percepito da parte dei clinici e più in generale sulle sfide attese per sviluppare una maggior familiarità e garantire un adeguato accesso ai biosimilari.

I medicinali biologici, intendendo con questo termine anche i biotecnologici, che ne sono un sottogruppo, sono medicinali che contengono una o più sostanze attive derivate da fonte biologica, e vengono sviluppate per la cura o la prevenzione di molte malattie quali i tumori, la malattie infiammatorie, autoimmuni, neurologiche e degenerative. I farmaci biosimilari sono medicinali simili ai biologici orginator non più soggetti a copertura brevettuale, che possono essere prodotti dalle industrie farmaceutiche secondo procedure e normative espresse da specifiche linee guida Europee (Direttiva 2001/83/CE e s.m.i., recepita in Italia dal D.Lgs 219/2006) e commercializzati a prezzi inferiori ai prodotti originator. I biosimilari sono quindi medicinali biologici autorizzati da EMA simili per qualità, efficacia e sicurezza al prodotto biologico di riferimento. La caratteristica che li distingue dagli altri medicinali è sostanzialmente l’unicità del prodotto, la non completa replicabilità dovuta alla difficile trasferibilità del processo produttivo da un laboratorio ad un altro. Infatti, il processo di produzione dei medicinali biologici riveste un ruolo importante, poichè è cruciale determinare se la variabilità del processo di produzione conduca o meno ad un’eventuale variabilità nel risultato clinico, con particolare riferimento al potenziale immunogenico di questi prodotti. Risulta dunque fondamentale dimostrare la “biosimilarità” tra il biosimilare e il prodotto originator. Questo avviene attraverso il cosiddetto “esercizio di comparabilità”, che si caratterizza in studi di qualità, studi pre-clinici e studi clinici, il cui obiettivo è la dimostrazione che eventuali differenze di qualità del prodottono non si traducano in differenze di efficacia e di sicurezza.

Sulla base della variabilità dei prodotti biosimilari, la normativa europea e quella nazionale portano alla conclusione che i medicinali biologici e biosimilari non possono essere considerati alla stregua dei prodotti generici. Infatti, i medicianli biologici di riferimento (orginator) e i biosimilari sono medicinali “essenzialmente simili” ma non identici, pertanto i biosimilari disponibili in Italia sono esclusi dalle liste di trasparenza che consentono la sostituibilità automatica. A livello Europeo le posizioni dei Paesi sulla sostituibilità sono eterogene, a partire dalla Francia dove secondo l’Art.47 del Social Security Financing Law 2014 esiste il principio di sostituibilità automatica tra biosimilare e originator sebbene la norma sia priva di decreti attuativi (quindi non implementata); in Olanda e Finlandia è ammessa in alcuni casi l’intercambiabilità ma non sostituibilità automatica, a patto della supervisione durante l’assunzione di un professionista sanitario (“interchangeability with reference products under the supervision of a health care person”). Viene quindi ribadito il concetto che la scelta del trattamento di un paziente con un farmaco biologico o con un biosimilare è una dicisione clinica affidata al medico; i biosimilari constituiscono opzioni terapeutiche aggiuntive da preferire, laddove costituiscano anche un vantaggio economico, per il trattamento dei pazienti "naive". Su questo punto, le società scientifiche fanno emergere la necessità di avere a disposizione dati sull’utilizzo clinico dei biosimilari che garantiscano, ad esempio, l’efficacia e la sicurezza nel lungo periodo, anche attraverso l’implementazione di strumenti di full risk management plan nella “real life”.

La recente scadenza dei brevetti della prima generazione dei farmaci biologici ha portato al 31/12/2014 all’approvazione di sette sostanza biosimilari da parte di EMA (follitropina alpha; infliximab; somatopine; epoetine alpha e zeta; filgrastim; insuline glargine). Secondo i dati di monitoraggio dei farmaci ci sono differenze in termini di consumi e di spesa tra i diversi medicinali biosimilari disponibili in Italia. Ad esempio, le epoetine formulazione biosimilare rilevano consumi contenuti (37% dei consumi in media nel 2014) e una penetrazione sul mercato limitata (fatturato inferiore al 27% del mercato totale) al contrario dei fattori della crescita che raggiungono oltre l’80% in media dei consumi e il 56% del fatturato. La differenza può essere imputabile alla maggior stabilità dei fattori della crescita che si caratterizzano per una minor durata della terapia, sono somministrati tendenzialmente a pazienti meno cronici e dunque presentano un più basso rischio di immunogenicità.

Per quanto concerne le politiche di pricing, i prezzi dei prodotti biosimilari sono negoziati con riduzioni comprese tra il 15 e il 28% del prezzo dell’originator. Nelle negoziazioni più recenti sono stati introdotti sconti progressivi in rapporto ai volumi raggiunti (accordi prezzo/volumi). Il D.L. 158/2012 convertito in L. 189/2012 ha disposto che i medicinali generici e i biosimilari sono automaticamente collocati, senza contrattazione del prezzo, nella medesima classe di rimborso del medicinale di riferimento qualora l’azienda proponga un prezzo ad evidente convenienza per il SSN.

Quali sono, in conclusione, le sfide ma anche le opportunità dei biosimilari: sicuramente è auspicabile che siano strumenti atti a liberare risorse per l’innovazione e a favorire un maggior accesso alle cure. Ad oggi i risparmi legati l’introduzione dei biosimilari è inferiore rispetto all’atteso, ma bisogna considerare che con l’arrivo a scadenza di molecole a maggiore impatto di utilizzo e maggiore costo del trattamento/paziente i risparmi siano maggiori. Inoltre, al momento non si è assistito a riduzioni di prezzo assimilabili al mercato dei generici (20-30% del biosimilaare vs 40-70% dei generici), principalemnte perchè sussistono elevati costi di produzione, non è permessa la sostituibilità automatica e vi sono ritardi di entrata in commercio derivanti dalle tutele brevettuali.

Come è emerso dalle conclusioni della Tavola di discussione, a tendere si assisterà ad una sempre maggiore confidenza nell’utilizzo del biosimilare da parte della classe medica, assistita da dati che dimostrino la sostanziale sovrapponibilità dell’effetto clinico dei biosimilari; così come vi sono già iniziative da parte delle Regioni a mettere in concorrenza in gara biosimilari e biologici.

In questo contesto il ruolo dell’istituzione centrale sarà, come già evidenziato dall’iniziativa di produzione e revisione del Position Paper AIFA, quello di chiarire alcune criticità di base, in particolare la definizione del paziente “naive”; la definizione di intercambiabilità e di sostituibilità. Ma al tempo stesso senza sostituirsi al legislatore, al quale spetta semmai l’intervento legislativo volto ad evitare che la variabilità regionale si traduca in un mancato rispetto dei LEA per tutti i cittadini.

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